Guide di viaggio: tu quale usi?

Lonely Planet, Routard, Touring, Rough, Marco Polo, Mondadori e chi più ne ha più ne metta. Cosa ne penso delle guide di viaggio e perché, da più di sei anni, ho deciso di non utilizzarle.

Un po’ di tempo fa, una recente ed interessante conoscenza, mi ha chiesto: “ma tu, quando viaggi, utilizzi Lonely Planet?”. Senza nemmeno pensarci un attimo, ho risposto: “assolutamente no.”. Al suo stupore, ho deciso di scrivere questo post.

L’ultima volta che ho utilizzato una guida di viaggio e, nello specifico, una Lonely Planet, mi trovavo in Nuova Zelanda e correva il lontano 2013. L’avevo acquistata nella sua versione in inglese, direttamente quando vivevo in Australia, e – avendola trovata in sconto – l’avevo poi abbinata all’acquisto combinato della guida, sempre Lonely Planet, del Sud Est Asiatico. Non sapevo ancora se mi ci sarei effettivamente recata ma valeva comunque la pena acquistarla, no? Esatto, la risposta era “no” ma io ancora non lo sapevo.

Fu così che, dopo nemmeno due giorni di viaggio in Nuova Zelanda, mi accorsi ben presto che:

  1. tutte le informazioni di cui avevo bisogno riguardo a luoghi da vedere e cose da fare le avevo già ottenute da una amica svedese che avevo contattato poco prima di partire e che aveva vissuto in Nuova Zelanda per un anno;
  2. quando sei all’estero, si fa prima a chiedere ai locali informazioni su attività, ristoranti, bar, luoghi cult e eventualmente mezzi di trasporto, oppure si trova tutto online;
  3. la Lonely Planet, nello specifico, consiglia sempre i posti più cari dove mangiare oltre che quelli meno local, consiglia sempre le agenzie più esose e, oltretutto, la cosa che meno promuove, a mio avviso, è il turismo realmente sostenibile.

Dati questi tre fattori, del tutto opinabili ovviamente, poiché sono considerazioni personali, al terzo giorno decisi di abbandonare in un ostello la mia guida della Nuova Zelanda e di farmi il resto del viaggio senza.

Ancora oggi penso che la scelta sia stata giusta, anche perché ho poi “scoperto” che in quasi tutti gli ostelli dove sono stata ci sono sempre guide turistiche (tra cui la blasonata Lonely Planet) lasciate da altri viaggiatori o meno e che possono quindi sempre essere consultate gratuitamente, a patto che poi vengano lasciate dove sono, e quindi quelle “preziose” informazioni sono sempre disponibili.

A conclusione del mio viaggio in Nuova Zelanda, avevo ancora con me la guida Lonely Planet del Sud Est Asiatico e che, ancora, avevo deciso di non mollare perché pensavo che per una parte di Mondo meno occidentalizzata poteva tornarmi utile. Anche in questo caso, dopo circa tre giorni passati a fare le cose più scontate, spendere il triplo dei soldi nei ristoranti consigliati ed a soggiornare in ostelli cari e non così puliti, ho deciso di abbandonare anche questa seconda guida e senza alcun rimorso mi sono liberata di un peso fisico e di un pessimo grande consiglio tutto insieme.

Quindi, sola, senza Lonely Planet al mio fianco, mi sono “avventurata” ed ho viaggiato per altri 5 mesi solo con l’aiuto del mio istinto, del mio amico Google, dei consigli dei locals e dei libri di narrativa o saggistica che stavo leggendo e che mi davano dritte sui costumi, sulle culture e – magari – su destinazioni meno inflazionate ma certamente un po’ più “autentiche” da visitare.

Da quei due viaggi ho deciso che non avrei mai più comprato una guida turistica e così ho fatto, salvo la guida che ho comprato per il Cammino di Santiago e che, anch’essa, si è rivelata essere un errore, ma questa è un’altra storia ancora.

Il mio ultimo viaggio di un anno l’ho fatto solo con l’aiuto delle cose di cui sopra, istinto, consigli dei locali, cose lette sui libri di narrativa e Internet, e non mi sono mai pentita di non aver avuto con me una guida di viaggio.

La mia tecnica di viaggio, in generale, è quella di cercare le informazioni online e, nel limite delle possibilità, chiedere sempre ad amici o conoscenti qualche consiglio, vuoi perché hanno abitato in un luogo o perché magari conoscono qualcuno che c’è stato o perché loro stessi ci hanno viaggiato. Per tale motivo, uno dei miei bisogni primari in viaggio, soprattutto negli ultimi anni, è quello di farmi una SIM locale, non perché debba sempre controllare il mio feed di Instagram, ma perché così ho Google al mio fianco e, in veri casi, mi ha davvero aiutata a svoltare una giornata che poteva essere potenzialmente “no”. Ovvio, anche in questo caso, è bene affidarsi a Internet, ma sempre con prudenza perché anche Google sbaglia e lo fa spesso, perciò lasciate anche un po’ di cose al caso ogni tanto!

E i travel blogger? I travel blogger di grido, poi, sono spesso una buona fonte, però buona ma non ottima perché, a lungo andare, molti sono diventati come Lonely Planet e compagnia bella: dove c’è il loro marchio c’è teoricamente sicurezza e allora nemmeno si disturbano più di andare in loco ma si fidano di ciò che gli raccontano o gli riportano. Se poi, proprio non ne potete fare a meno, andate in biblioteca piuttosto, salvate soldi e carta e consultate il volume da casa prima di partire, il resto lo troverete là, fidatevi.

Per quanto riguarda le altre guide, poi, onestamente la penso esattamente come per quello che riguarda Lonely Planet. Ho tentato letture anche di Routard (la amatissima dai francesi) o la Rough e, onestamente, non ho mai trovato perle di saggezza, anzi. Salvo le guide Touring per chi ama sapere di storia e cultura ed è un amante di luoghi storico-artistici in genere ma, a livello pratico, meglio non affidarsi troppo, specialmente se siete low budget.

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