Tre settimane in Argentina

Argentina, ultimo “Paese della lista” di questo viaggio in Sud America. Caldo, accogliente, ricco di ottimo vino e cibo e, ovviamente, piccolo anello di congiunzione tra l’America Latina e l’Europa, nonché all’Italia.

Arrivo a La Quiaca, la prima cittadina argentina al confine con la Bolivia, in un pomeriggio assolato. Il passaggio di confine è a dir poco immediato. Così semplice che nemmeno vengo fermata dagli agenti di frontiera e, dopo quasi un chilometro a piedi, mi tocca tornare indietro a chiedere che il mio passaporto venga timbrato. I miei primi minuti in Argentina mi dimostrano chiaramente che argentini e italiani hanno molto in comune.

La mia prima destinazione è Humahuaca, piccolo pueblo famoso per il suo Hornocal (anche chiamato montagna dei 14 colori). Mi fermo solo un paio di notti, una per riposarmi dal viaggio e la seconda per godermi la bellezza dell’Hornocal e del piccolo villaggio di Uquia, una perla del nord dell’Argentina. La seconda destinazione è Tilcara, a pochissimi chilometri da Humauaca. Grazie a booking.com prenoto un ostello per la mia prima notte nella cittadina e, appena arrivata, conosco Toni. Italiano, di vicino Genova e in Argentina da anni. Toni mi accoglie in ostello, mi dà tutte le informazioni di cui ho bisogno e, in realtà, grazie alla sua gentilezza ed all’ambiente tranquillo di Tilcara, la permanenza programmata per solo un paio di notti si trasforma presto in quasi cinque giorni. Vicino a Tilcara c’è di tutto: piccoli villaggi da passeggiare e scoprire, rovine indigene, canyon, cascate, caverne sacre quechua, ottimi ristoranti e mercati ricchi di empanadas o alfajores. In ostello, poi, si crea come una piccola famiglia e, in men che non si dica, mi ritrovo a fare trekking con Andrew (ragazzo di origini cinesi ma trapiantato in Canada), a chiacchierare di viaggi con Guido, argentino di Buenos Aires con la passione delle larghe permanenze di lavoro in Europa, a fare festa con l’asado della domenica insieme a Toni e Pablo dell’ostello e a scatenarmi fino a mattina tarda con balli folklorici nei bolice di paese.

Arriva poi il momento di lasciare Tilcara e proseguire a sud, verso Salta, città storica argentina famosa soprattutto per le sue ricche empanadas ed un centro storico dallo stile coloniale e tranquillo. A Salta arrivo in una domenica pomeriggio grigia e un po’ piovigginosa e, appena metto piede in città e nel centro, mi accorgo di “essere in Europa”.

Le strade, i negozi, i volti, l’abbigliamento delle persone, tutto mi ricorda l’Europa e, per un momento, provo nostalgia del caos, delle strade di terra, dei mercati improvvisati e del folklore tipico dell’America Latina. Dopo una breve visita al museo di Archeologia di Alta Montagna ed alle mummie Inca meravigliosamente preservate, il giorno successivo me lo prendo di relax per gironzolare su e giù per la città ed unirmi ad un free walking tour, sempre una buona occasione per impegnare un paio d’ore e ottenere informazioni storiche sulla città.

Il giorno successivo è il momento di lasciare anche Salta, seguire i consigli del mio amico Toni e partire all’esplorazione di Cafayate (nota località vinicola del nord dell’Argentina), Amaicha del Valle (dove potrò visitare le antiche rovine di Quilmes), Tafi del Valle e poi San Miguel de Tucuman, da dove partirà il mio treno di 32 ore verso la capitale, verso Buenos Aires.

A Cafayate mi trattengo solo un paio di giorni, giusto il tempo per gustarmi uno dei migliori asado di tutto il mio viaggio, per fare un giro tra le cantine che producono vino di alta quota (vino de altura) e visitare la fabbrica di formaggi di capra.

Ad Amaicha scelgo invece di trattenermi tre notti e, nonostante l’estrema tranquillità del piccolissimo villaggio di Amaicha, le giornate trascorrono liete e spensierate in compagnia di Marcelo, argentino e in vacanza per qualche giorno nel nord del Paese, e dei due ragazzi volontari dell’ostello, anche loro argentini e con il progetto di viaggiare in bici per il Sud America o fin dove le loro gambe vorranno portarli. Passeggio, provo la cucina locale e visito le meravigliose rovine di Quilmes, un luogo potente, caratterizzato da una storia sanguinaria durante l’epoca coloniale dei conquistadores spagnoli.

L’ultima tappa del piccolo tour, invece, è Tafi del Valle, la verdissima Tafi che mi ospita per solo un paio di notti e poi via verso Tucuman calda, afosa, caotica e non particolarmente interessante, se non fosse per le sue meravigliose empanadas, forse le migliori di tutto il mio viaggio in Argentina.

Dopo una serata ed una mattinata di chiacchiere nell’ostello di Tucuman con Viny, ragazzo indiano trapiantato negli Stati Uniti che poi rivedrò a Buenos Aires in una milonga (sala da ballo) di tango, mi avventuro verso il mio primo ed ultimo viaggio in treno in Sud America e, dirla tutta, l’esperienza mi soddisfa moltissimo. Appena salgo sul treno, mi ricordo dei miei lunghi e bellissimi e scomodissimi e ‘stressantissimi’ viaggi in treno in India, a tutte le persone conosciute in quelle lunghe ore, agli sguardi degli indiani curiosi verso l’occidentale donna in viaggio da sola ed ai pranzi/colazioni/cene consumate accoccolata sulla mia berth (il mio “letto”) ed ai chai ed i caffè da poche rupie in compagnia di altri viaggiatori.

Ovviamente, i treni argentini sono completamente diversi da quelli indiani, oltre che più funzionali e comodi, sono meno affollati e meno popolati da “curiosi”. I miei compagni di viaggio argentini mi salutano cordialmente per i corridoi e mi offrono, di quando in quando, qualche snack, ma non si intrufolano nella mia privacy come farebbero gli indiani. Il viaggio lento tra le pampas argentine, le campagne e poi le grandi metropoli mi rapisce e passo quasi tutto il tempo del viaggio appiccicata al finestrino del mio camarote (la cuccetta) e, quando il sole se ne va, mi dedico alle letture, a sorseggiare mate ed ai miei pensieri. La mia permanenza in America Latina sta giungendo al termine, meno di una settimana al mio volo per l’Europa, e l’idea di arrivare molto lentamente verso la città che farà da ponte per il mio ritorno mi riempie la testa di ricordi e nostalgia, ma so che è normale dopo tanto tempo. Dopo tutto, come diceva Elena Sacco, il vero coraggio è quello del ritorno, non della partenza…o no?

Arrivata a Buenos Aires, dopo quasi 33 ore di viaggio, raggiungo il quartiere di Olivos e la casa della mia amica Marcela, argentina e conosciuta nel lontano 2014 durante il mio viaggio in Laos. Marcela mi ospita per tutta la mia permanenza a Buenos Aires e, con lei e con le sue amiche, divido calici di vino, empanadas, una bellissima cena di quartiere e tantissime chiacchiere. Ci aggiorniamo sulle nostre vite, ricordiamo il viaggio in Sud Est Asiatico e ci confrontiamo sulle nostre culture, la argentina e la italiana, così simili ma pur sempre caratterizzate da qualche cosa in più o in meno che ci rende diversi e quindi interessanti l’uno per l’altro. Buenos Aires me la godo quasi tutta a piedi, con i suoi boulevard giganti, i parchi, i bellissimi quartieri di la Boca, Palermo, San Telmo, le milonga dove si balla tango fino a mattina e il paesino di Tigre dove, in una bellissima giornata di sole, mi unisco alla folla di porteños (come vengono chiamati gli abitanti di Buenos Aires) in gita sul delta di Tigre per mangiare, rilassarsi e visitare il grande mercato del paesino.

Il mio ultimo giorno a Buenos Aires, in Sud America, saluto di prima mattina la mia amica Marcela, sperando di poter ricambiare il favore e la sua immensa ospitalità quanto prima, e poi salgo sul mio Uber verso l’aeroporto. Il mio autista è un signore di Buenos Aires in pensione e, durante tutto il tragitto, chiacchieriamo del più e del meno, di quanto questa terra sia affascinante per noi europei e di quanto sia meravigliosamente bello viaggiare, conoscere, entrare a contatto con altre culture e portare a casa non solo ricordi ma anche, e soprattutto, emozioni.

Saluto il mio autista, che mi abbraccia con cariño come è tipico dei latini, ed entro in aeroporto. Un volo di quasi 13 ore mi porterà in Europa, a Barcellona prima e poi in Italia, e – come per incanto – dopo essere stata mesi “dall’altra parte del Mondo”, sotto un cielo di un blu inimmaginabile, mi troverò di nuovo nel mio continente, vicino alle cose che più conosco.

Una volta sbrigati i controlli, giusto il tempo per un veloce pranzo e salgo sull’aereo pensando a quanto è strana la sensazione che si prova quando, dopo un lungo viaggio, si sa di dover tornare “a casa”. L’euforia si mescola subito con la nostalgia, con la tristezza o con la paura di quello che verrà dopo ma, per fortuna, a farla da padrone è quasi sempre la felicità che anticipa il ricongiungimento con gli affetti, i sapori e gli odori di sempre, quelli che sanno confortarti e darti sicurezza e che, dopo tutto, nessuno rifiuta dopo mesi nell’ignoto.

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