2 giorni a Panamà, il ponte delle Americhe

Panamà, il ponte delle Americhe, la città di uno dei canali più famosi del Mondo, mi accoglie con i suoi 35 gradi di umidità pura e un cielo nuvoloso, tipico dei paesi tropicali. Dopo ore di viaggio e totalmente frastornata dal fuso orario, il mio primo approccio con i panamensi è comunque decisamente buono e avviene direttamente alla fermata del bus dell’aeroporto internazionale di Tucumen.

Infatti, il primo a darmi il benvenuto a Panamà, con tanto di “que Dios te bendiga”, è un tassista che mi propone di portarmi all’ostello che ho prenotato per 25 dollari. Non conosco la tariffa “suppostamente” onesta ma, se l’India mi ha insegnato qualche cosa, so che devo scendere almeno a metà del prezzo proposto per tentare quanto meno di avvicinarmi all’onestà. Dopo meno di 2 minuti di chiacchiere arriviamo a 15 dollari. Penso che è stato facile, penso che posso scendere ancora ma soprattutto penso che il bus mi costerebbe meno di un dollaro…perché non provare? Perché prendere un bus dall’aeroporto di Panamà non è così semplice per una sola e stupida ragione: nella Repubblica di Panamà, per accedere a qualunque mezzo di trasporto legale (ovviamente anche qua ci sono i bus pirata), c’è bisogno di una tessera magnetica ricaricabile e che, ovviamente, non viene venduta in aeroporto.

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Decido comunque di tentare e, quando vedo quello che potrebbe il mio bus, ci salto su e chiedo all’autista, con fare da gnorri, dove posso comprare il biglietto. L’autista mi risponde seccato che ci vuole la tessera ma che posso chiedere a qualcuno di aprirmi il tornello. Mi guardo un secondo intorno e vedo una signora con la tessera in mano già pronta per aprirmi. Le chiedo il favore e in men che non si dica sono al di là del tornello. La signora non vuole denaro, ovviamente, e io mi risparmio 15 dollari, con grande stupore del tassista!

Dopo quella che credo essere stata una delle ore più lunghe della mia vita, arriviamo in centro a Panamà City e, raggiunto il mio ostello (che consiglio se siete di poche pretese e cercate un posto molto tranquillo), sprofondo in un sonno semi profondo.

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I giorni seguenti Panamà non mi regala molto a dire il vero. Fa molto caldo, è incredibilmente umido, la città di domenica è tranquilla, con la gente che fa sport a ridosso della costa o che percorre in bici la ciclovia che dal centro città arriva fino al famoso casco viejo di Panamà. Scelgo di visitare il Biomuseo, una struttura colorata ed incastonata nella lingua di terra che collega la City ad alcune isole a ridosso del canale, ma è chiuso. Il guardiano mi avvisa che stanno facendo opere di ricostruzione e mi consiglia una passeggiatina a ridosso del museo per osservare le navi nel canale. Guardo i grandi cargo uscire dal canale e immagino un tempo che fu, quando lo costruirono quel canale, ammirando lo sfondo del ponte delle Americhe, a congiunzione tra nord e sud di questo immenso continente.

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