Corsica by MTB: itinerario (senza stress) di due settimane in bicicletta

Due settimane, da fine luglio a quasi metà agosto, a spasso per il Capo Corso (il ‘dito’ della Corsica) e per qualche spiaggia a ovest e sud di Bastia con la mountain bike.

Perché proprio la Corsica?

Due ragioni: il traghetto per la Corsica costa poco anche in alta stagione e poi non c’ero mai stata.

Perché in bici?

Anche in questo caso, due ragioni: volevo provare una modalità di viaggio che non avevo mai sperimentato, che fosse economica ma anche ecologica, e poi trasportarla in traghetto mi costava solo una manciata di euro in più!

Non avendo mai viaggiato con la bicicletta non sapevo bene cosa aspettarmi o come organizzarmi. Che tipo di bicicletta? Come attrezzarla? Sarà molto faticoso?

Alla prima domanda ho dato una soluzione piuttosto casuale: ho scritto un annuncio su Facebook ed ho cercato un amico/amica che potesse prestarmi la sua bici perché io non ce l’ho e ho trovato una vecchia amica che si è offerta di prestarmi la sua mtb.

Alla seconda domanda ho dato una soluzione grazie ai due bikepackers cecoslovacchi incontrati in Nepal e al loro modo di viaggiare in giro per il Mondo con la bici attrezzata alla modalità bikepacking (sacche tecniche particolari distribuite su tutto il telaio della bicicletta piuttosto che solo nel retro o di fronte e senza l’uso di portapacchi).

Jakob e Dasha hanno poi dato risposta anche alla terza domanda, se erano riusciti a scalare fino a 5416 mts in Nepal con la loro mtb, spingendola fino in vetta, come non potevo riuscire io nelle montagne della Corsica?

Ispirata quindi dai bikepackingsnomads ho cominciato a fare ricerche sul bikepacking e su come organizzare la bicicletta. Così, ho comprato due sacche su Amazon (una posteriore e fissabile alla sella, che per altro mi hanno rubato a qualche giorno dalla fine del viaggio, ed una triangolare e fissabile nel triangolo del telaio), un fornellino smontabile e leggero, una tenda molto basica e del peso di 2.2 kg e un paio di ‘corde elastiche’ per fissare la mia drybag da 10 lt al manubrio.

Dopodiché, ho dato un occhio al possibile itinerario. Considerato che in Corsica, per una tenda piccola, c’è sempre posto nei campeggi e non c’è quindi bisogno di prenotare, mi sono presa la libertà di provare ad ipotizzare una serie di tappe ma senza troppa rigidità poiché non sapevo quanti km sarei stata in grado di percorrere o avrei avuto voglia di macinare.

Arrivando e tornando da Bastia con il traghetto, quale migliore itinerario se non l’esplorazione del Capo Corso e delle zone limitrofe?

Comincio così a guardare le spiagge del Capo Corso, le strade, i campeggi e mi faccio già un’idea della conformazione geologica della Corsica, saliscendi continui a bordo scogliera, e penso ‘ho voluto la bici? Ora mi tocca pedalare!’.

Ipotizzo così, il primo giorno, di pedalare circa 30 km a nord di Bastia, nel Capo Corso, e di dormire a Santa Severa. Se poi le spiagge intorno mi piacciono, mi fermo, sennò via e pedalare fino alla seconda località!

Il 27 luglio, di primissima mattina, mi metto in viaggio e comincio a pedalare. Bastia città stessa è tutta un saliscendi e con salite più o meno ripide, perciò, dopo meno di 20 minuti di pedalata, capisco che quello che mi aspetta non sarà per niente facile, specialmente perché dopo nemmeno un paio di ore di bici buco la ruota anteriore e, ovviamente, non ho niente con me per ripararla.

Il mio primo giorno di viaggio in bici imparo la lezione più importante: anche se il viaggio durerà poco, portare sempre con sé un kit di riparazione ed una pompa portatile. So che può suonare piuttosto ovvio ma, ingenuamente, avevo sperato nella buona sorte!

Per fortuna, a meno di un km da dove mi accorgo del danno, si trova un campeggio e persino un adorabile signore tedesco che tenta di riparare insieme a me la camera d’aria ma nulla da fare, la camera d’aria va sostituita. Lo scherzetto della ruota forata mi porta via una discreta somma di denaro, mi fa ritardare di qualche chilometro sul programma ma, per fortuna, mi fa lasciare la località in cui ero stata costretta a fermarmi con un kit di emergenza di riparazione, una camera d’aria di riserva e un po’ più di consapevolezza.

Una volta arrivata a Santa Severa, dopo un paio di giorni di stop e con non pochi dubbi per via della strada da percorrere (in alcuni tratti fino a più di 500 mts. di dislivello da scalare), decido di fare il giro del Capo Corso e quindi mi fermo a Macinaggio, che adoro per le sue spiagge (Tamarone, più turistica, e Cala Genovese, una chicca raggiungibile solo a piedi con il sentiero dei fidanzati); Centuri, che amo per la sua tranquillità e per il suo bellissimo campeggio (Isulotto); Saint-Florent, che scelgo solo per visitare la famosa spiaggia di Saleccia e quella di Lotu (bellissima Saleccia in effetti ma da visitare nuovamente fuori stagione perché in agosto è peggio di Rimini) e, infine, la zona sud di Bastia con le spiagge dell’Arinella e di Manara (niente di speciale come mare ma molto tranquille e tanto lunghe da non risultare mai affollate).

Un itinerario senza tante pretese, lento, con un massimo di 50 kms percorsi al giorno e una maggiore attenzione all’esplorazione delle spiagge o delle cale improvvisate che ovunque, nel Capo Corso, si possono trovare e che sono decisamente angoli di paradiso caratterizzati da acque limpide, il profumo della vegetazione mediterranea e tanta tranquillità.

Un viaggio in bici che mi ha fatto scoprire le fatiche di questo tipo di mezzo di spostamento, che mi ha regalato l’adrenalina delle lunghe discese ad alta velocità dopo una scalata di metri con le gambe quasi distrutte, e che mi ha ricordato, ancora una volta, quanto il viaggio lento sia quello più bello, più emozionante e più in simbiosi con la natura che ci ospita e che in Corsica è potente e ben preservata.

Lascio la Corsica con nel cuore il blu delle sue acque, il riverbero del sole di primissima mattina sul mare e la bellezza di addormentarsi in campeggio, senza troppe luci e circondata dalla semplicità delle mie poche cose perché:

simplicity is the glory of expression. (Walt Whitman)

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