22 giorni in Sri Lanka

L’arrivo di G., l’inizio della vacanza

Dopo una mattinata un po’ complicata (il mio cellulare decidere di andare in black-out proprio il giorno dell’arrivo della mia nuova compagna di avventure e mi ritrovo quindi alle 6.30 del mattino nel caldo afoso di Colombo a comprare un cellulare di back-up. Grazie mercati dell’Asia aperti H24!), partiamo alla volta di Dambulla, centro nord dello Sri Lanka.

Rock Temple e Lion’s Rock di Sigirya sono le due destinazioni su cui vogliamo mettere la bandierina. La prima, per quando particolare, non mi regala grande euforia; mentre la seconda, nonostante un prezzo piuttosto alto per lo Sri Lanka (30 USD), si rivela essere decisamente suggestiva. Una roccia che si erge fiera tra il verde della giungla e della foresta, a picco nei suoi 370 metri e che racchiude le rovine di un antico palazzo del 400 D.C. Come tutti i patrimoni UNESCO, anche Sigirya brullica di turisti ma la soddisfazione dell’ascesa e il panorama non fanno pentire di averla scalata e “pagata”.

Due ore di bus e siamo a Kandy, la città del famoso quanto controverso Tempio del Dente. Anche i buddisti hanno le loro reliquie e, secondo la “leggenda”, in questo tempio è conservato, all’interno di uno scrigno dorato, un dente di Buddha. Lo scrigno viene esposto al pubblico solo una volta ogni cinque anni e, anche se non ci è dato modo di vederlo, godiamo dello spettacolo del tempio in preghiera, un momento mistico che non vedevo dai tempi del mio viaggio in Tailandia.

La processione delle offerte, il raccoglimento in preghiera davanti ai fumanti incensieri e le parole del Dharma che eccheggiano nelle hall principali del Tempio mi riportano ai ricordi dell’Asia buddista di tanti anni fa e mi lasciano contenta di aver deciso di visitare questo luogo di culto.

Da Kandy, scegliamo il treno per arrivare a Nuwara Eliya, la “piccola Inghilterra” zona di piantagioni di tè. La località non si rivela una eccellenza dello Sri Lanka: caotica, relativamente di appeal e meritevole solo per spezzare lo scenico viaggio in treno nella tratta Kandy-Ella, tra foreste, giungla, ponti sospesi e cascate. Un viaggio in treno, a dire il vero sembra più un giro di giostra, con tutti i turisti che si sporgono dal treno in corsa per trovare lo scatto migliore ma, ovviamente, anche noi non siamo da meno e ci affrettiamo a trovare il momento migliore per la ‘foto vacanza’. Scendo dal treno pensando che preferisco di gran lunga i treni indiani.

Dopo una giornata un po’ disordinata a Nuwara Eliya, ci dirigiamo verso Ella, che raggiungiamo in circa 2 ore di bus. Ella si rivela essere una meravigliosa perla incastonata nel verde dello Sri Lanka. La cittadina è decisamente creata per il turismo ma noi ce la godiamo tutta. Noleggiato uno scooter scassato ci inerpichiamo con zaini e bagagli per le strade sconnesse di montagna per raggiungere il nostro Hotel affacciato su una valle corredata di cascata. Scorrazziamo su e giù per visitare cascate, templi, caverne, scalare il little Adam’s Peak e goderci un succo cocco fresco a più di mille metri di altezza mentre osserviamo la nebbia avanzare suggestiva nella valle all’ora del tramonto. La natura è dirompente a Ella e ne beviamo il più possibile.

Dopo giorni nell’interno del paese, è l’Oceano a farci eco e a richiamare la nostra attenzione. Destinazione Mirissa, affacciata sulla costa sud dello Sri Lanka, la località che segnerà la fine delle vacanze della mia compagna di viaggio e il termine della mia permanenza nell’isola di Celyon.

Ci lanciamo all’esplorazione di alcune spiagge, Hikkaduwa, Unawatuna, Delawella, Koggala e Weligama, battezzando comunque come nostra preferita la spiaggia “dietro casa” di Mirissa. Nonostante i tanti ristoranti e stabilimenti affacciati sulla baia, Mirissa è comunque tranquilla, suggestiva e permette di consumare ottime cene di pesce vista Oceano e con i piedi affondati nella sabbia.

Quattro giorni scarsi passano velocemente in compagnia delle onde, del sole, delle palme e del mare, ed è già ora di tornare a Colombo per prendere i nostri voli e tornare alla nostra quotidianità.

G. è la terza persona che saluto con affetto durante questo viaggio. Riparte per l’Italia di notte e la accompagno all’aeroporto. Quando la saluto, con un po’ di commozione, internamente la ringrazio per aver condiviso un pezzetto di strada con me e per avermi fatto prendere una piccola vacanza, avermi staccata per un momento dalla ‘dimensione viaggio’, a volte stressante, solitaria e complicata, ed avermi portato un pezzetto di Italia che, dopo tutto, a qualunque italiano manca irrimediabilmente dopo mesi di separazione.

La mattina del mio ritorno in India il cielo dello Sri Lanka è azzurro, assolato e macchiato di piccole nuvole bianche, i tipici colori dei paesi equatoriali.

Anche questo ‘arrivederci’ – non saluto mai un paese pensando che non ci tornerò – si tinge di attesa ed eccitazione all’aeroporto, tra check-in, controlli e lo sguardo sull’umanità in movimento.

Let’s back to India, let’s back to the Road.

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