60 giorni in India

L’India è un paese di contrasti e paradossi, capace di farti innervosire per mille ragioni. Il caldo, il rumore, il caos, la sporcizia, la situazione igienica, la sovrappopolazione, l’insistenza degli indiani, l’essere squadrati ad ogni angolo o interpellati a sproposito in ogni momento, il dover sempre contrattare, l’odore, lo smog, le truffe, la religione, l’illogicità e chi più ne ha più ne metta!

Da occidentali è difficile vivere l’India, costantemente portati a fare confronti e a voler per forza ordinare qualche cosa che pare non poter essere ordinato ma solo accettato.

L’India è però un paese in cui ci si ritrova quando si è in ricerca, in cui ci si mette alla prova quando si cercano sfide e in cui, a volte, ci si perde. Un paese che difficilmente si visita ma si vive. Un subcontinente all’opposto e che, come diceva Terzani, si ama senza capirne bene la ragione.

Perché “in India ci si adatta, si accetta, e presto si entra in quella logica per cui niente è davvero drammatico, niente è terribilmente importante”.

Al compimento di questi 60 giorni in India forse mi sento un po’ Alanis Morissette con il suo “…thank you India…thank you Providence” ma questo è quello che è venuto fuori per questi 2 incredibili mesi!

Grazie India:

1. Per avermi ricordato quanto è bello, a conti fatti, andare in giro scalzi;

2. Per avermi regalato 59 giorni di sole e 1 solo giorno di pioggia;

3. Per il chai, i pickles, le papad, la chutney, gli snack sul treno, il caffè (davvero!), i thali, la dosa, le iddly, le frittate di strada, i dolci, i gelati, i succhi (anche con il ghiaccio), il masala, la jigarthanda, la frutta, il tandori, le frittelle di cui non imparerò mai il nome, i mercati, la frutta… insomma il cibo!

4. Per avermi ricordato quanto è importante sapersi abbandonare ed avere fiducia e quanto è grande il valore di un sorriso;

5. Per avermi insegnato che la diffidenza non è mai un buon inizio;

6. Perché si riesce a viverti con poco pur avendo in cambio tanto;

7. Per le tue storie e la tua umanità;

8. Per i tuoi viaggi lenti;

9. Perché mi hai ricordato le meravigliose gioie e i sublimi dolori dell’essere backpacker e perché non si è mai troppo vecchi per vivere un po’ “zaino in spalla”;

10. Perché, anche nei momenti in cui pensavo di averne avuto a sufficienza di te, hai fatto accadere qualche cosa che mi ha ricordato perché sono dove sono;

11. Per il corso di Vipassana a cui ho preso parte e che, oltre alla meditazione, alla felicità che può darti la semplicità e alle persone che ho conosciuto, mi ha ricordato l’importanza del tempo e del cambiamento.

“We cannot live in the past; it is gone. Nor can we live in the future; it is forever beyond our grasp. We can live only in the present. If we are unaware of our present actions, we are condemned to repeating the mistakes of the past and can never succeed in attaining our dreams for the future”.

Ci rivediamo tra un mese circa India, nel frattempo, i miei numeri (e la mappa del mio Big Run)!

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