40 giorni in India

Gokarna, Karnataka.

Kudli beach è incastonata tra Om beach e la spiaggia del villaggio di Gokarna, il posto perfetto per riposare spalle, mente e gambe per qualche giorno.

Non troppo distante da Udupi e da Murudeshwar, Gokarna è casa di tanti occidentali alla ricerca di un posto tranquillo dove “nascondersi” per l’inverno o dove, semplicemente, fare assolutamente nulla, un lusso che (forse per nostra fortuna) pochi decidono di concedersi. La spiaggia di Kudli non offre che qualche ristorante, bar e bungalow sulla spiaggia. Con una ora o più di cammino si possono esplorare le vicine spiagge (Om beach, Paradise beach, Half moon beach) e godere della vista sull’Oceano dall’alto delle ‘scogliere’.

Qui facciamo casa il nostro bungalow di pochi metri quadrati, l’amaca appesa all’ombra della nostra “veranda” e le passeggiate sulla spiaggia al tramonto, mentre gli israeliani ci vendono caffè e brioches calde. Insieme ad Hampi, Gokarna, è una delle mete preferite dai turisti del Karnataka. Io spezzo l’esplorazione in questa bellissima regione dell’India, con una capatina di tre giorni ad Arambol beach, nuovamente a Goa, per cogliere l’occasione di salutare una cara amica ed ex compagna di viaggio di stanza a Goa per un corso di Yoga.

Arambol (che raggiungo in sei ore circa con i mezzi pubblici indiani, nonostante non siamo nemmeno 100 chilometri), è una delle spiagge più popolari di Goa, un’altra colonizzazione occidentale. Ovunque scuole di Yoga, Ayurveda e Tantra. Caffè e piccoli bistrò arredati alla maniera hipster e un tripudio di bancarelle di souvenir. Ancora una volta ho la sensazione di non trovarmi nemmeno in India ma, per qualche giorno, la cosa non mi dispiace. Assaporo un ottimo caffè macchiato e un toast all’avocado ricordandomi di quando vivevo in Australia al Dreamland Cafè e la sera ceno con un piatto di gustosi felafel e humus seduta su tavolini di legno mentre chiacchiero della natura di questo viaggio con la mia amica.

Faccio la turista, mi sento turista, e ne sono felice.

Dopo qualche giorno, saluto ed abbraccio la mia cara amica, augurandomi di vederla al più presto in Italia o in qualche altra parte del mondo e salgo su uno dei tanti bus che dovrò prendere per raggiungere la città di Vasco da Gama, dove prenderemo un notturno per Bangalore.

Vasco da Gama sta festeggiando il Carnevale nel giorno in cui abbiamo prenotato il nostro treno notturno e lo spettacolo dei “carri travestiti a festa” e degli indiani mascherati mi fa sorridere e percepire quanto questa zona dell’India sia diversa dal resto del Paese. Sul treno per Bangalore viaggiamo insieme ad una famiglia indiana. Lui programmatore, lei impiegata in Banca e un bimbo di 5 anni che si diverte a saltare da un sedile all’altro mentre i genitori ci offrono il loro cibo, che accettiamo più che volentieri, ci chiedono informazioni di viaggio in Europa e ci danno alcuni consigli sull’India. Approfitto con piacere del momento e della possibilità di sostenere una conversazione piacevole con questa famiglia non solo interessata alla mia provenienza o a fare un selfie insieme.

Bangalore, la Silicon Valley d’India, non offre moltissimo ai turisti ma è perfetta per fare “scalo” verso Kochi, nel Kerala, e – nonostante la sua nomea di città caotica e poco interessante – apprezzo “passeggiarla” per una giornata.

La vicina Mysore, l’ultima tappa nell’esplorazione del Karanataka, è forse una delle prime città d’India dove percepisco le vestigia del colonialismo inglese e, nonostante offra attrazioni sufficienti per una sola giornata, la trovo una pausa piacevole per i suoi mercati, odori e colori.

Dopo Mysore è la volta di Kochi. Un altro treno notturno da Bangalore e si è in Kerala. L’ultima parte del Karanataka mi regala il piacere dei viaggi lenti indiani, in treno, nelle classi più economiche, tra venditori di snack, caffè e chai, frutta ed oggetti di qualunque genere e altri viaggiatori che dormono, leggono o semplicemente si chiedono cosa tu faccia sul “loro” treno.

Kochi, Fort Kochi, Kerala.

Sono le 5.30 del mattino del 16 di febbraio e, per la prima volta, sperimento il famoso “caldo umido” indiano. Ci saranno 34 gradi ma sorseggio imperterrita il mio chai bollente mentre cerco di svegliarmi mangiando una dosa speziata. Intorno alle 8 del mattino finisce il peregrinaggio di ricerca di un homestay dove passare i prossimi giorni a Fort Kochi tra backwaters, danze katakhali, lungo mare costellato di “reti da pesca cinesi” ed edifici dall’impronta decisamente occidentale o coloniale che ospitano costose SPA, gallerie d’arte, caffè e ristoranti e negozi di manufatti e souvenir.

L’esplorazione delle backwaters mi ricorda il delta del Mekong senza villaggi galleggianti e Kochi, fuori dalla zona più turistica, regala hotel dove gustare ottimi e decisamente economici thali vegetariani o di pesce, edifici decadenti di un colonialismo portoghese che fu e il quartiere mussulmano dall’inconfondibile caos e le macellerie halal.

L’ultima sera a Kochi si alza una lieve e piacevole brezza che rinfresca un po’ l’aria, i pensieri e mi accompagna nel riassunto di questi giorni in India.

Più di 6000 chilometri percorsi.

17 città/villaggi visitati.

16 guesthouse/bungalow/hostel/brande nel deserto utilizzate per dormire.

22 sleeping class/treni/sleeping bus/public bus utilizzati e più di 30 tuktuk.

3 uber/ola prenotati.

1 motocicletta noleggiata.

18 euro il budget medio giornaliero.

10 i giorni mancanti al ritiro Vipassana e 23 al mio prossimo volo.

34 selfie scattati con indiani.

Numero di chai e thali gustati…ho già perso il conto!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.