“Di Europa si deve parlare”, forse è meglio di no

Il 25 maggio ci saranno le elezioni europee e io onorerò l’Europa non andando a votare.

Non pensavo che sarebbe arrivato così presto il giorno in cui avrei deciso che di elezioni non mi importa più niente e che “facciano un po’ come cazzo gli pare” sarebbe diventato il mio slogan politico. Per anni ho difeso lo strumento “elezione popolare” considerandolo l’ultimo baluardo di una democrazia e l’ultima cosa rimasta ai cittadini per esprimere le loro preferenze per un’Italia che dovrebbe essere migliore ma, a conti fatti, anche questa è solo aria fritta. Andare a votare quello che si ritiene il male minore non ha senso, andare a votare per sentirsi più cittadini italiani/europei nemmeno e, ben che meno, andare a votare perché “è giusto così” è una “cagata pazzesca” (cit.).

L’anno scorso ho saltato le elezioni perché mi trovavo in Australia e, anche se avessi avuto modo di votare direttamente da là, non lo avrei fatto comunque, per quello a cui sono servite, sarebbe stata una mezz’ora sprecata. Quest’anno, salterò nuovamente le elezioni, quelle europee, perché non sarò in Italia il 25 maggio e perché non ci sarei andata comunque.

Da qualche giorno gira in TV uno spot sull’Europa che racconta, molto brevemente, che cos’è l’Europa e come sarebbe nata, partendo dal famoso Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni. Trovo che una pubblicità più mistificatoria sia difficile da trovare e che, forse, solo la famosa pubblicità dell’Eni potrebbe superare questa in fatto d’ipocrisia.

Qualche settimana fa, ho ascoltato un intervento alla radio in cui si affermava che i ragazzi che hanno studiato in Europa grazie al progetto Erasmus sono forse quelli più portati a vedersi come cittadini europei. Personalmente, credo che sia la seconda “cagata pazzesca” di questo post. Io ho fatto l’Erasmus cinque anni fa e non credo che da allora mi senta più europea o più consapevole dell’idea d’Europa, anzi. A dirla tutta, l’unico momento in cui ho apprezzato l’idea di Unione Europea è stato quando mi sono trovata a viaggiare e vivere al di fuori di essa e ho quindi trovato le politiche di libera circolazione dei cittadini geniali e davvero all’avanguardia. Il resto, è solo aria fritta, ed è la seconda volta in questo post.

Ci chiedono di credere in un’Europa fatta di sprechi, scandali, politiche inefficienti, crisi, disoccupazione giovanile, insormontabili differenze linguistiche e culturali, truffe e tagli alla cultura e istruzione quando invece si dovrebbe investire. Qual è la differenza tra l’Europa e la nostra Italia allora? Hanno creato un raggio di azione più ampio per rubare o è solo una mia impressione?

E se invece di “parlare di Europa” fosse l’Europa a cominciare a parlare sul serio e a fare qualche cosa per i suoi cittadini, non credete che allora si parlerebbe di “senso di appartenenza comune”?

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2 risposte a "“Di Europa si deve parlare”, forse è meglio di no"

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