In Italia si cerca la serietà, non l’esperienza. Però la pagano 2 euro al chilo.

“Webagency di Brescia cerca articolisti generici, compenso ad articolo 2 euro.

Non è richiesta esperienza ma è richiesta serietà”.

Fonte: forum gt

Da tanto non scrivevo un post sul lavoro, la ricerca di lavoro e l’amara situazione lavorativa dell’Italia e, a dirla tutta, non era mia intenzione farlo nemmeno questa volta ma il post si è praticamente scritto da solo.

Ad ogni modo, passeggiando qua e là per il web, mi sono imbattuta in questa adorabile proposta di lavoro, quella che vedete “in calce”, che potrebbe essere vera tanto quanto falsa ma, questa volta, mi sono voluta soffermare un attimo sulle parole e le riflessioni sono uscite spontaneamente.

Primo, sempre più spesso leggo offerte di lavoro per articolisti (chiamiamoli così per non chiamarli copywriter, content editor, blogger, giornalisti, pubblicisti, web editor, web content manager e chi più ne ha più ne metta) che offrono, quando la offrono, una retribuzione compresa tra i 0,50 centesimi di euro e i 3 euro ad articolo.

Secondo, il fatto che non sia richiesta esperienza (ma bensì serietà) è abbastanza dubbio, soprattutto in un’Italia in cui non si è mai abbastanza preparati o (nel peggiore dei casi) troppo preparati. Insomma, chi non vorrebbe chiamare al telefono il responsabile di certe assunzioni e, una volta trovato il candidato ideale, farsi mostrare questo soggetto grandioso? Solo per capire, realmente, chi stavano cercando perché, con tutta onestà, dopo aver letto la tipica offerta di lavoro in cui si cerca una persona “con spiccate abilità di comunicazione, capacità di problem solving, conoscenze di marketing, SEO, SEM, B2B, magari un po’ di WordPress e – perché no – mettiamoci anche Joomla e il linguaggio Java”, specificando poi che è sufficiente un diploma di maturità, vorrei ben sapere chi è questo/a tizio/a in modo da stringergli la mano.

Terzo, come si può pretendere serietà dai propri collaboratori quando la presunta Webdue euro moneta Agency che offre un tariffario di queste proporzioni? Cioè, parliamoci chiaro, nell’ipotesi che la mole di lavoro sia di un articolo al giorno, stiamo parlando di un guadagno (non so nemmeno se netto) di 2 euro al giorno? So che il paragone non calza ma, per trovare un piccolo parallelismo, secondo i dati UNICEF, i bambini che lavorano nella “fabbriche di palloni della Nike” nei paesi del Terzo Mondo, guadagnano la stessa cifra. Lo so, loro lavorano anche più di 12 ore al giorno e di certo non stanno davanti a un PC ma comunque, a me, fa pensare lo stesso.

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