Da Siem Reap a Battambang: lenta discesa via fiume tra i villaggi galleggianti

Qualche giorno fa, un’amica mi ha fatto notare che i post del mio blog non hanno un ordine cronologico e, anche se so che forse dovrebbero averlo – visto che non sto saltellando da un paese all’altro come una trottola impazzita-, il blog è mio, ci faccio quello che mi pare e l’ordine cronologico può farsi andare a benedire.

Detto questo, torniamo alla Cambogia e andiamo a Battambang!

A Battambang ci sono arrivata ai primi di dicembre dell’anno scorso, direttamente da Siem Reap, e con un viaggio tramite slow boat, un’imbarcazione in legno eCase galleggianti non troppo grande nonostante le (credo) trenta o più persone che ospitasse durante il mio viaggio. Il costo del viaggio è di 20 o più dollari americani, a seconda dell’agenzia di viaggio che vi prenoterà il biglietto e il famoso tuk-tuk che vi porti al porto di Siem Reap, ossia quasi una mezz’oretta di viaggio in tuk-tuk su di una strada polverosa e sassosa tipica della Cambogia La durata del viaggio è, invece, indefinita. Se il livello del fiume è buono e facilmente navigabile, ci metterete tra le sei e le sette ore, se sarete sfortunati anche più di dieci.

Casa galleggianteIo, quando ho percorso il tragitto Siem Reap – Battambang, sono stata fortunata e mi ci sono volute circa sette ore per arrivare (compresa una pausa di mezz’ora) e, nonostante, facesse un caldo soffocante, i sedili della barca fossero scomodissimi, fossimo tutti stretti come sardine e, ogni tanto, le zaffate di odore di pesce e melma togliessero il respiro, è stato un viaggio piacevolissimo e in cui ho avuto modo per vedere per la prima volta i famosi villaggi galleggianti tipici di alcune zone del Sud Est Asiatico e del fiume Mekong.

I villaggi galleggianti che si possono vedere attraverso questo tipo di viaggio sono quelli sorti sul fiume Stung o Steung e, tra Siem Reap e Battambang, ce ne saranno quasi una ventina. A volte si tratta di sole case galleggianti o costruite tramite un sistema di palafitte che le sostiene a livello dell’acqua, mentre, altre volte, quello che si può vedere è una serie di imbarcazioni di piccola o media grandezza in cui i locali vivono, dormono, mangiano, cucinano, lavorano e, ovviamente, si lavano.

Villaggio galleggiante

Questi villaggi galleggianti cambogiani mi hanno dato un assaggio di quello che avrei poi visto anche in Vietnam, sul fiume Mekong, e in dimensioni più estese ma, nonostante il viaggio fosse più caro e lento rispetto al bus e che facesse un caldo infernale, ho goduto ogni momento del tragitto in barca perché tra bambini affacciati alle finestre o agli usci delle case galleggianti che salutano con un bellissimo sorriso ogni turista che passa, fermate improvvisate della barca per caricare locali che vivono nei villaggi e che devono spostarsi presso un altro villaggio e, infine, la pausa di mezz’ora al ristorante galleggiante, le sette ore sono state qualche cosa di autentico, non costruito appositamente per i turisti e la testimonianza di una maniera di vivere completamente fuori dalla mentalità occidentale e così tipicamente asiatica da farmi quasi invidiare lo stile di vita di queste persone che passano maggior parte della loro vita su di un fiume sopportando gli odori, gli insetti e soprattutto il caldo. 

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