Istants: Tongariro Alpine Crossing in Nuova Zelanda

Voglio che il primo post della rubrica “Instants” sia anche uno dei migliori ricordi che ho della Nuova Zelanda: il giorno in cui ho percorso il Tongariro Alpine Crossing, ossia quello che viene definito il best one-day trekking di tutta la Nuova Zelanda.

Premetto subito che, salvo qualche easy trekking nel bush e nella foresta neozelandese, non ho svolto moltissime attività di montagna in Nuova Zelanda sia perché con me non avevo l’equipaggiamento adatto (venivo da un anno in Australia in cui notoriamente non ci sono molte montagne e in cui ho vissuto un’estate-primavera eterna) e sia perché, seppur mi piaccia la montagna, non sono nemmeno così appassionata da doverci spendere troppi giorni, per cui è difficile dire se il Tongariro Alpine Crossing sia realmente il miglior percorso di trekking che possiate fare in un giorno in Nuova Zelanda ma, a mio parere, è stato uno dei migliori che abbia mai fatto in tutta la mia vita.

Il Tongariro National Park, parco naturale che per l’appunto ospita il monte Tongariro (quasi 2000 metri di altezza), è piuttosto esteso e ci sono diverse località da cui è possibile raggiungere il percorso ma io ho deciso di soggiornare direttamente all’interno del parco nazionale, presso lo YHA Hostel che, tra l’altro, consiglio caldamente.

Il giorno che sono arrivata all’ostello non c’era una nube in cielo e il sole splendeva alto, era persino un clima quasi temperato nonostante fosse la fine di ottobre, ossia primavera inoltrata. Il tempo meteorologico cambia velocissimamente all’interno del parco, soprattutto sulla cima del monte Tongariro dove, a volte, tirano venti davvero fortissimi, anche di 80 km/h, ma ero fiduciosa che il giorno seguente avrei potuto svolgere il trekking. Purtroppo, la sera del mio arrivo, alla reception dell’ostello, mi hanno detto che il giorno successivo non ci sarebbe stato modo di recarsi sulla cima perché i venti erano troppo intensi e nessuno si sarebbe preso il rischio di portare i turisti all’inizio del percoso perché troppo pericoloso. La frustrazione di non poter svolgere il percorso il giorno seguente e dover rimanere bloccata era fortissima ma ho comunque deciso di aspettare e di concedermi un altro giorno.

Cratere vulcanico vicino alla vetta del monte Tongariro

Ho quindi speso il giorno seguente chiacchierando con altri viaggiatori, leggendo e condividendo consigli di viaggio e opinioni sul tempo meteorologico. La sera del mio secondo giorno all’ostello ho controllato alla reception la situazione meteorologica e, nonostante fosse prevista qualche pioggia e un vento lievemente forte, mi è stato consigliato comunque di farmi trovare pronta per il giorno successivo alle otto del mattino per prendere la navetta che mi avrebbe portata al punto di partenza del sentiero.

Alle otto del mattino ero pronta e scattante con i miei pantaloncini corti, una felpa, una giacca pesante, acqua e qualche snack da sgranocchiare durante il percorso. Alla reception mi hanno confermato che lo shuttle sarebbe partito e, dopo aver noleggiato un paio di scarponi e un paio di pantaloni lunghi impermeabili, sono saltata sulla navetta insieme ad altri due valorosi viaggiatori. Nonostante il cielo fosse abbastanza chiaro, proprio vicino al monte Tongariro, già alle otto del mattino, erano visibili diverse nubi minacciose e che non promettevano per niente di buono, infatti, arrivati all’inizio del sentiero le nubi avevano coperto il cielo, faceva freddo e una pioggia lieve cominciava a scendere.

Vallata una volta passata la vetta del Tongariro

Dopo quasi una mezz’ora di cammino abbiamo cominciato a incrociare i primi turisti che tornavano indietro perché, chilometri più avanti, la bufera di neve stava cominciando e il vento era molto forte. Dopo un’ora avevamo già incontrato una decina di turisti che, una volta arrivati in prossimità della cima del monte, o meglio, del cratere del monte vulcanico Tongariro, avevano deciso di tornare indietro perché il vento, la neve e la pioggia li avevano fatti desistere. Eravamo solo a pochi chilometri dall’inizio – in tutto il percorso è di poco più di 18 chilometri – e, nonostante il vento, la pioggia e la neve, eravamo tutti e tre abbastanza decisi a continuare il sentiero che, tra l’altro, cominciava a essere ripido. Arrivati quasi in prossimità della cima, in uno spiazzo bianco di neve e nero di terra e lava vulcanica solidificata, faceva freddo, la visibilità era scarsa e il vento era talmente forte da poterti spostare e far cadere a terra ma, nonostante questo, abbiamo comunque deciso di provare ad arrivare in cima anche perché, una volta raggiunta la vetta, non si può più tornare indietro, o meglio, conviene continuare ad andare avanti perché ormai si ha già superato la metà del tragitto.

Laghi vulcanici

Migliore decisione non poteva essere presa. Dopo aver superato l’ultimo strappo, credo meno di un chilometro in salita per un sentiero stretto, ghiacciato e in cui il vento pareva farla da padrone, quello che ci si è aperto davanti agli occhi era un paesaggio meraviglioso fatto di pendii dalla vegetazione bruna, laghi vulcanici di un azzurro-verde brillante e un clima a tratti soleggiato perché il vento aveva spazzato via tutte le nuvole e tirava meno impetuosamente.

Dopo aver scattato un’innumerevole quantità di foto abbiamo cominciato la discesa che, abbastanza lievemente, si sdraia lungo tutto la vallata fino al bush sottostante e quasi tropicale.

Panorama dalla vetta del Tongariro del parco

Il Tongariro Alpine Crossing è una scommessa. Tanti viaggiatori vi si recano e non possono compiere il percorso perché il tempo non è favorevole e allora non viene consigliato loro di andare. È anche vero che recarsi in cima al monte e non poter ammirare il paesaggio circostante è un peccato ma tante volte è l’esperienza della camminata a dare gratificazione e, soprattutto, la condivisione dei 18 chilometri con gli altri viandanti.

Per me è stata una giornata davvero memorabile durante la quale ho messo alla prova me stessa e le mie abilità fisiche e in cui ho deciso di confidare ottimisticamente nel fatto che, nonostante la pioggia, la neve e il vento, le condizioni non erano così terribili da costringermi a tornare indietro e, alla fine, è stata una giornata che non dimenticherò mai.

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