Perché, a me, George Town nell’isola di Penang è piaciuta e cosa fare

Giorni fa, quando mi trovavo nelle Cameron Highlands, ho avuto modo di scambiare qualche parola con un ragazzo del Qatar che si trovava in Malesia da qualche settimana prima di me. Gli ho chiesto qualche consiglio di viaggio e, a parte il suo totale disinteresse per questo paese, salvo il cibo, mi ha detto di non andare assolutamente sull’isola di Penang o Penang città perché, se Kuala Lumpur non mi aveva entusiasmato, Penang non sarebbe stata differente.

Il suo parere in effetti combaciava con quello di altri backpackers che avevo incontrato precedentemente ma, facendo un bilancio tra le sue parole e quello che avevo letto sulla guida della Lonely Planet, ho comunque deciso di recarmi a George Town, sull’isola di Penang. Ero diffidente ma, essendo stagione di monsoni (il periodo delle piogge in Malesia va proprio da novembre a dicembre e, normalmente, risparmia solo la costa occidentale e non sempre), non potevo fare molt’altro che recarmi a nord e rimanere sul lato ovest dell’isola, per cui, ho comunque prenotato un bus che dalle Cameron Highlands mi ha portata a Geroge Town in quasi cinque ore. Ce ne vorrebbero meno, ma, tra un’ora di ritardo alla partenza del bus e un’altra mezz’ora di pausa, ci sono volute più di quattro ore.

Arrivata alla stazione dei bus mi sono subito diretta a Chinatown dove sapevo che avrei trovato una sistemazione economica e, in effetti, così è stato. Alloggiando all’ostello/guesthouse Sturdust che, tra l’altro, consiglio vivamente perché pulito, ben organizzato, dotato di locker a combinazione e di uno dei letti più comodi che la mia memoria da quando sono in viaggio potesse ricordare, ho pagato 20 Ringgit a notte (4.70 euro). Stardust, completo di bar e ristorante, è tra l’altro gestito da personale davvero gentile e disponibile che, nel caso in cui siate interessati, sotto pagamento procura e aiuta a ottenere il visto turistico per la Tailandia.

Una volta a Penang non mi rimaneva che decidere cosa fare e allora ho pensato di passeggiare per la città e per il centro, Chinatown, Little India e il porto. Camminando ho pensato che, forse, il ragazzo del Qatar aveva ragione e che, dopo tutto, questa città non aveva niente di diverso da Kuala Lumpur però, dopo pochi minuti, ho cambiato idea. Innanzi tutto, sia Little India che Chinatown mi sono sembrate più autentiche e molto più folkloristiche di quelle di Kuala Lumpur che, al contrario, sono solo piene di mercatini e locali che cercano di venderti qualche cosa in ogni momento. Secondo, il centro di George Town è pieno zeppo di templi e moschee – non a caso George Town è patrimonio dell’Umanità UNESCO – molto più interessanti e meglio mantenuti di quelli che si possono vedere a Kuala Lumpur. Terzo, quando è l’ora della preghiera e il Muezzin richiama i fedeli, è davvero particolare trovarsi per strada, ascoltare le parole cantate dal Muezzin e vedere come le strade e i negozi si spopolino e chiudano battenti perché tutti sono alla moschea a pregare. Infine, la sera, per le strade di Chinatown e Little India, potrete gustare i migliori piatti di tutta la Malesia e, nonostante a mia breve esperienza nel paese, posso confermare che sia così.

Il mio secondo giorno a Penang, intravedendo un po’ di sole, ho optato per recarmi a Batu Ferringhi, quella che viene definita la spiaggia più bella dell’isola e situata a nord. Per arrivarci ho preso un bus dalla stazione centrale di George Town (5.20 Ringgit andata e ritorno, 1.20 euro circa) e ho impiegato circa trenta minuti. Arrivata a Batu Ferringhi ho capito subito che si trattava di una località prettamente turistica la cui spiaggia offre ogni tipo di attrezzatura: hotel, resort, bar, ristoranti e servizi per chi vuole praticare sport nautici. Devo ammettere che non ho trovato particolarmente esaltante né la spiaggia né il mare e, nonostante fosse praticamente deserta e quindi molto tranquilla, dopo poche ore ho deciso di muovermi per visitare il Parco Nazionale di Penang, poco distante da Batu Ferringhi e che io, in un momento di insanità mentale, ho deciso di raggiungere a piedi perché, guardando la mappa fornitami dall’ente turistico, mi sembrava vicino. Arrivarci mi ha preso più di un’ora di camminata sotto al sole a 34 gradi ma ne è valsa la pena perché ho potuto rilassarmi nella spiaggia di Teluk Kampi, meno affollata e cementificata e dove, tra febbraio e marzo, le tartarughe marine vanno a nidificare. Il Parco, per chi ha tempo, offre poi la possibilità di fare diverse attività come trekking, kayaking e persino di campeggiarvici all’interno.

Per chi decidesse di visitare l’isola e avesse disponibilità di noleggiare una macchina, in un giorno solo potrà poi visitare anche altri luoghi di interesse come alcuni templi, le colline vicino a George Town, la Monkey Beach e il faro di Muka Head. Io, non disposta di quattro ruote, ho optato per un giorno e mezzo a George Town e devo dire che l’ho lasciata soddisfatta.

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