Mio nonno aveva la valigia di cartone, io ho lo zaino.

Dopo quasi un anno, riprendo in mano questo blog che, a conti fatti, non poteva avere titolo più azzeccato.

Come si evince dai pochi post pubblicati durante alcuni mesi del 2012, la ricerca del lavoro per me era di cruciale importanza a quell’epoca e, avendo a mio malgrado fallito, ho deciso di partire per l’Australia e, da poco più di nove mesi mi trovo ancora in questo paese.

Sono partita il 24 novembre del 2012, quasi un mese dopo il mio ultimo post sul blog, quello relativo ai “choosy” della Fornero e, il 26 novembre, un afoso e semi nuvoloso lunedì di prima estate australiana, atterravo a Sydney. Il giorno in cui sono atterrata a Sydney ero così frastornata dal viaggio, stiamo parlando del primo volo di durata superiore alle due ore di tutta la mia vita, che persino i miei ricordi sono molto confusi. Forse avrei dovuto tenere un diario, un blog, appena arrivata “down under” ma la pigrizia, lo stress e la mancanza di tempo me lo hanno ovviamente impedito e quindi, adesso, dopo nove mesi passati principalmente a:

1. Lavorare come cameriera in caffè e ristoranti cercando di non sembrare una completa imbecille quando non capivo un'”acca” di quello che mi veniva chiesto, pregando tutti gli dei dell’Universo di farmi arrivare alla fine di ogni giornata lavorativa senza sputare in faccia all’ennesimo scortese ed arrogante cliente;

2. Cercare di avere delle sane conversazioni in inglese e provando a evitare quelle in italiano, soprattutto se si parla di politica;

3. Bere birra scadente in hotel, pub, bar, ristoranti e abitazioni private;

4. Provare cibo etnico di cui non ero a conoscenza;

5. Cercare di conoscere questo paese e capire cosa ci sia al di là del surf, delle spiagge, dei cangurikoalaopossumscarafaggiragnieserpenti e dei BBQ;

ho deciso, finalmente, di vivere questo paese come merita di essere vissuto: da backpacker, viaggiatori con lo zaino in spalla, senza pensieri, senza limitazioni e senza particolari programmi.

Ho deciso che voglio dare una seconda opportunità a questo paese che, pur avendomi permesso di lavorare per nove mesi e godere di uno stile di vita del tutto accettabile e apprezzabile, non mi sembra che mi abbia mai “parlato” con sincerita, forse perché io non ho saputo o non ho voluto ascoltarlo fino in fondo.

Ho deciso che non volevo essere l’immigrata vecchio stile, con la valigia di cartone e che vive in tuguri per risparmiare i soldi che poi gli serviranno quando dovrà tornare nel suo paese d’origine e non avrà più niente, nessuna chanches o nessuna scappatoia alla disoccupazione e alla noia.

Ho deciso che tutto il denaro che sono riuscita a mettere da parte con il duro lavoro e i sacrifici verrà speso per fare quello che ho sempre voluto fare, viaggiare per saziare la mia curiosità e farlo da sola, con i miei pensieri, le mie buone idee, le mie pessime idee e il mio laptop, forse per dimostrare a me stessa che ho la capacità per farlo e perché è questo il momento giusto della mia vita per concedermi un’avventura.

A breve, anzi brevissimo, prenderò il mio zaino, lo riempirò delle poche cose che ho portato con me dall’Italia e partirò per vedere questo paese e, forse, altri vicini a questa immensa isola nel bel mezzo dell’Oceano.

Insomma, piuttosto che stare a casa a non fare niente…don’t be choosy…be a traveller! 

 

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