Hit&Miss: quel tanto di brit che non guasta mai

Se, come me, vi state annoiando, c’è solo una cura: le serie-TV. In lingua, doppiate, con o senza sottotitoli, non importa, ce ne sono per tutti i gusti. Io, da brava “serie-TV addicted”, normalmente vado a scovare quelle più improbabili, ciniche, visionarie o senza senso, perché ne ho viste talmente tante che, dopo un po’, ho davvero bisogno di sfatare la prevedibilità. A volte le cerco, a volte ci inciampo e – in casi fortunatissimi – acchiappo un buon consiglio e, quest’ultimo caso, è Hit&Miss

Hit&Miss è una serie-TV britannica creata da Paul Abbot, lo stesso di Shameless per chi fosse un drogato cronico come me, e tra i suoi maggiori interpreti vede l’enigmatica Chloë Sevigny. Sempre per chi fosse, come la sottoscritta, un drogato non solo di serie-TV ma anche di cinema, probabilmente si ricorderà di Chloë come la ragazza di cui si innamora Brandon Teena, il transgender interpretata da Hilary Swank in Boys Don’t Cry, o la fidanzata del protagonista del controverso My Son, My Son, What have Ye Done di Werner Herzog, e probabilmente proverà il mio stesso piacere nel vederla, come tanti altri ed altre, alle prove con un prodotto seriale e non il grande schermo. 

 

Ad ogni modo, la Chloë di Hit&Miss, con il suo sguardo quasi marmoreo e un corpo a dir poco perfetto ed invidiabile si presenta subito ai nostri occhi per quello che è: Mia, un transgender in attesa dell’operazione definitiva (quella che la porterà ad essere – finalmente – una donna a tutti gli effetti) e che per guadagnarsi da vivere fa la killer di professione. 

 

Dai primi minuti del pilot è tutto abbastanza chiaro. 

 

La location è estremamente britannica. Il cielo è grigio, l’atmosfera è quasi stantia, gli edifici ed il traffico cittadino non sono quelli della metropoli statunitense o dei suburbs ridenti e fasulli dell’America moderna. Anche il modo di catturare le città o i personaggi è particolare. C’è come una perenne fissità di immagini, di dialoghi e di sguardi. Poi, a chiarire ogni dubbio, salta fuori la parte bucolica dell’ambiente circostante: una tipica campagna inglese con l’erba l’alta, l’umidità quasi da toccare e le automobili a velocità limitata ma con la guida a sinistra. Ed è proprio questa campagna, il fuori città, che diventa importante fin da subito in Hit&Miss perché è lì che si svolgeranno gran parte degli eventi che occupano i soli (peccato) sei episodi della prima stagione.

Spoilerare non è mai un bene ma, come dicevo poco fa, fin dai primi minuti del pilot tutto è abbastanza chiaro. Mia scopre infatti di aver avuto un figlio da una ex compagna, Wendy, morta però di cancro e che, alla sua morte, decide di lasciarle la tutela non solo del figlio avuto da Mia, di nome Ryan (lo stesso di Mia prima che cambiasse sesso) ma anche degli altri, Riley, Levi e Leonie, due adolescenti ed una bambina, avuti da altre relazioni e che vivono, per l’appunto, in una casa rurale nello Yorkshire, il nord dell’Inghilterra. 

Tra il lavoro poco ortodosso di Mia, la sua transessualità e l’ostilità o incomprensione che provano i ragazzi verso la loro nuova tutrice, non c’è nemmeno bisogno di spendere troppe parole per descrivere quelli che diventano, immediatamente, rapporti “familiari” tesi e non privi di colpi di scena o momenti di efferatezza e disgusto. Senza contare che la transessualità di Mia non è per niente velata o immaginata, anzi. Il regista ci mostra tutto sia a livello fisico che emozionale senza censure o abili “vedo-non vedo”.

Hit&Miss è una serie che, pur avendo tra le mani un personaggio killer, si concentra più su altre tematiche, principalmente familiari, lasciando il tema omicidi un po’ in disparte o quasi accennato. e, dopo tutto, è proprio questo il suo bello.

Per chi si aspettasse una versione “bad girl” di Dexter sappia che Hit&Miss non fa al caso suo. Niente scene all’adrenalina di omicidi minuziosamente calcolati o momenti di suspance, solo un’attrice dallo sguardo ammaliante, una fotografia perfettamente brit ed un’originalità unità ad un sensazionalismo molto misurato che non guasta affatto e che fa sì che questa mini-serie non sia in mano a qualche canale americano da strapazzo.

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